Valore dei libri posseduti e non letti
Ho fatto un calcolo. Ammettiamo che si possa leggere un libro al giorno. In un anno sarebbero 365 libri. In dieci anni sarebbero 3650. In una vita che dura ottanta anni, sarebbero 29.200. Ma, naturalmente, nei primi dieci anni di vita non si può leggere molto, perché occorre prima imparare a leggere. Diciamo allora che in 70 anni – in linea puramente teorica – si potrebbero leggere 25.550 libri! Ma, siccome nel corso della vita occorre fare tante altre cose, sarebbe davvero bello se si riuscisse a leggerne la metà, cioè, diciamo, 12.775.
Umberto Eco possedeva ca. 35.000 volumi, quindi ovviamente non li aveva letti tutti. A chi gli poneva la solita domanda che ricevono i proprietari di una ricca biblioteca, “Ma lei li ha letti tutti questi libri?”, Eco rispondeva: “No, ma li tengo per ricordarmi cosa avrei dovuto leggere”.
C’è da dire, ovviamente, che alcuni libri ci sono preziosi anche se li campioniamo o se li leggiamo alla ricerca di specifiche informazioni che isoliamo nel mare di tutte le altre presenti nel testo. C’è poi anche un modo indiretto di conoscere il contenuto dei libri – attraverso altri libri. Nel romanzo L'uomo senza qualità, Robert Musil ci parla di un bibliotecario che aveva deciso di non leggere mai nessuno dei libri contenuti nella sua biblioteca – ad eccezione di quelli che trattano di altri libri! A lui interessava, più dei libri in sé, il rapporto tra di loro: qualcosa di simile a quello che i critici letterari cominciarono a chiamare “intertestualità” a partire dagli anni ’60 del Novecento.
Io ne possiedo solo ca. 10.000. Nonostante sia al di sotto della soglia ideale dei 12.775, non li ho letti tutti. Ma sono convinto dell’importanza dei libri posseduti e non letti. Con la loro presenza, ci ricordano costantemente i temi e le questioni che non conosciamo, ed è una gran cosa che ce li ricordino. Questo ci induce ad essere prudenti e, se del caso, a autoemarginarci dalla conversazione.
Il vero problema, tragicamente insolubile, è costituito dai libri che non possediamo e, per estensione, da tutto ciò che non sappiamo di non sapere! È lì che siamo super vulnerabili. Quando parliamo al di fuori dei territori delle nostre conoscenze e della nostra consapevole insipienza, è come muoversi in un campo minato.