ZIBALDUCCIO – Chi finanziò le Cattedrali?
Le chiese, le cattedrali e le basiliche costruite dalla Chiesa di Roma sono spesso belle, a volte bellissime e talora perfino stracariche di opere d’arte. Ma quanto sono costate? E con i soldi di
chi furono costruite?
Orbene, risulta che la costruzione delle grandi cattedrali (come la Basilica di San Pietro, il Duomo di Milano, Santa Maria del Fiore a Firenze, ecc.) fu finanziata in modi diversi, spesso
combinando più fonti.
Ci furono le Decime e tasse ecclesiastiche – la Chiesa riceveva una percentuale dei redditi dei fedeli (decime) o tasse dai clero locali. Questi fondi erano spesso destinati sia al
mantenimento del clero sia alla costruzione di edifici sacri. Ci furono anche Donazioni private – famiglie ricche, sovrani, mercanti e aristocratici spesso contribuivano con somme ingenti
per motivi religiosi, di prestigio o per ottenere indulgenze. Per esempio, molte cappelle e altari erano finanziati da mecenati famosi come i Medici a Firenze.
Ci sono da contare poi anche i Tesori ecclesiastici e le rendite – molte diocesi, monasteri o ordini religiosi possedevano terre, rendite da affitti e diritti su mercati e
ponti, che venivano reinvestiti nelle costruzioni.
Non mancarono nemmeno Prestiti e debiti – alcune grandi opere, soprattutto nel tardo Rinascimento, furono finanziate anche tramite prestiti da banchieri privati (come i Fugger o i Medici),
che la Chiesa ripagava in seguito con tasse o rendite.
E infine, come dire, “last and not least” le… Indulgenze –
infatti, a partire dal Medioevo e fino al Rinascimento, la Chiesa offriva indulgenze (perdoni parziali o totali dei peccati) in cambio di donazioni per la costruzione o il restauro delle chiese.
Questo fu uno dei meccanismi che permisero la raccolta di ingenti somme per opere colossali e incredibilmente costose come, ad esempio, la straordinaria Basilica di San Pietro. In sintesi, una
rete di risorse che univa denaro dei fedeli, donazioni, ricchezze ecclesiastiche e finanziamenti privati rese possibile questa disseminazione di grandi costruzioni sparse per l’Europa.
Una riflessione nasce spontanea a seguito di tutto ciò: tale enorme quantità di denaro – pensiamo a quanto possa essere costata S. Pietro a Roma – non sarebbe stato più nobile utilizzarla per finanziare ospedali, ricoveri per anziani e, in generale, soccorrere la povertà? Dio, che si presume non sia tanto vanitoso da volere costruzioni opulente a suo onore e gloria (anche se l’Antico Testamento dà adito a qualche dubbio sul suo carattere) avrebbe probabilmente apprezzato maggiormente un impiego umanitario di queste enormi somme di denaro. Sarebbe appropriato, mi pare, apporre all’ingresso della Basilica di S. Pietro una targa che dica più o meno questo: “Questa stupenda opera di architettura fu finanziata con il contributo di tutti quegli ingenui a cui siamo riusciti a far credere che con i soldi avrebbero potuto comperarsi il Paradiso.”