Dialogo e compromesso
In un momento storico in cui conflitti che paiono inarrestabili dilagano in numerose aree del pianeta, non mancano gli appelli al dialogo, al compromesso e, quindi, alla soluzione pacifica dei conflitti. Io, personalmente, purtroppo, posso fare ben poco al riguardo. Posso solo augurarmi che tali appelli siano ascoltati.
Non sono né un politico, né un politologo, né un diplomatico. In altre parole, non ho alcuna esperienza in fatto di gestione dei conflitti. Nel mio piccolo, tuttavia, ho la ferma impressione che esistano dei limiti alla possibilità di dialogare, di raggiungere compromessi e, così, di risolvere pacificamente una situazione conflittuale.
Mettiamo che, durante la notte, qualcuno faccia irruzione nel mio appartamento. In questo caso, non penso che sarei in grado di instaurare un dialogo costruttivo. Mettiamo pure, sperando che non accada mai, che in un vicolo buio, mi trovi dinanzi a qualcuno che vuole la mia testa. Ebbene, la mia testa non è negoziabile. Posso essere considerato un barbaro e un incivile se, in situazioni del genere, avendo un randello a portata di mano, provassi a spaccare la testa del bastardo?