Perché non voto

 

D’ora in poi non voterò più: ho deciso di non andare più a votare. La decisione non nasce da insofferenza per la democrazia. Della democrazia riconosco tutti i pregi e i difetti che furono evidenziati da Alexis de Tocqueville quando visitò gli Stati Uniti d’America nella prima metà dell’Ottocento, e concordo pienamente con la famosa dichiarazione di Winston Churchill nel frequentemente citato discorso che tenne alla House of Commons nel 1947: “Democracy is the worst form of government, except for all those other forms that have been tried from time to time” (in italiano: “La democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre forme che si sono sperimentate finora”).

 

La mia decisione di non votare è dovuta al fatto che sono ormai quasi ottantenne. Non mi sembra sensato che siano i vecchi a dare forma a un futuro che loro non vivranno. In altre parole, non devono essere i vecchi a determinare il modo di vivere e di convivere delle giovani generazioni. Sono i giovani, invece, che devono dare all’ambiente in cui vivono la forma che a loro piace.

 

Qualcuno potrebbe osservare che l’opinione dei vecchi è utile perché essi sono detentori di esperienza. A questo io rispondo… bubbole! In qualche caso potrebbe essere vero, ma non in quello relativo alla generazione a cui appartengo. A me pare — ed è per me sconsolante prenderne atto — che la generazione a cui appartengo non sia riuscita a fare proprio nulla per migliorare il mondo. Non è alla mia generazione che vale la pena rivolgersi per ricevere lumi di saggezza.