In difesa di Tommaso

 

 

Diciamolo chiaramente: l'immagine popolare di Tommaso apostolo come "l'incredulo" mi pare proprio riduttiva e ingiusta. 

 

Leggendo attentamente i Vangeli si apprende che Tommaso non fu l'unico a dubitare. Dopo la morte di Gesù, nessuno degli apostoli credette immediatamente alla resurrezione. Anche quando le donne tornarono dal sepolcro annunciando di aver visto il Signore risorto, gli apostoli considerarono il loro racconto come un vaneggiamento (Luca 24,11). Tommaso, quindi, non fu un'eccezione: ma semplicemente quello il cui dubbio viene più raccontato.  

 

Tommaso chiedeva semplicemente una prova straordinaria per un fatto straordinario (l’astrofisico Carl Sagan diceva spesso che “Extraordinary claims require extraordinary evidence”). Il fatto in questione era chiaramente senza precedenti: un uomo crocifisso era tornato in vita. Chiedere una verifica era tutt’altro che irragionevole. 

 

E poi Tommaso non dice: "Non voglio credere." Afferma invece: "Se non vedo... e non metto il dito... non crederò."

Posizione epistemologica ragionevole: fondare la propria convinzione su un'esperienza diretta, non sul semplice sentito dire. 

 

Si dimentica poi che a Tommaso non mancava il coraggio. 

Nel Vangelo di Giovanni (11,16), quando Gesù decide di tornare in Giudea, dove rischia di essere ucciso, è Tommaso che dice agli altri: "Andiamo anche noi a morire con lui." Era dunque un uomo di forte carattere, disposto a condividere il destino del Maestro.

 

Infine, quando finalmente incontra Gesù, Tommaso esclama:

«Mio Signore e mio Dio!» (Giovanni 20,28). Questa è una delle dichiarazioni cristologiche più forti di tutto il Nuovo Testamento. Dunque, quest’uomo ricordato sempre per il dubbio non viene ricordato invece per questa profonda dichiarazione di fede. 

 

Mi pare anche corretto osservare che Gesù gli dice: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto.» Perché interpretare questo come un rimprovero? Non è una condanna. Gesù gli offre proprio la prova che Tommaso aveva chiesto. Non dice: "Hai sbagliato a chiedere." Gli dice semmai che esiste una beatitudine ancora maggiore: quella di chi crede senza aver avuto la stessa esperienza diretta. Quando e in quali situazioni possa essere corretto e utile credere a ciò che ci viene riferito, è una questione che Gesù,,  purtroppo non spiega.

 

Insomma, nei Vangeli Tommaso non appare come uno scettico sistematico, ma come una persona che prende sul serio la realtà. Non vuole autoingannarsi né credere per pressione del gruppo. Quando ottiene la risposta che cercava, non resta nel dubbio. Tommaso mi pare quindi il modello di persona alla ricerca di una fede che sia anche intellettualmente onesta, che non offenda quella "ragione" di cui gli umani hanno tanto bisogno per affrontare le grandi difficolta che la vita presenta a tutti loro.