Tommaso, che voleva "le prove"

 

 

Nel Vangelo secondo Giovanni (20,24–29) si legge l’episodio del discepolo Tommaso, che era presente quando Gesù risorto apparve per la prima volta agli altri discepoli. Quando questi gli dissero di aver visto il Signore, egli rispose che se non avesse visto nelle sue mani il segno dei chiodi e non avesse messo la mano nel suo fianco, non avrebbe creduto.

 

Otto giorni dopo, Gesù apparì di nuovo, invitando Tommaso a toccare le ferite dicendogli: «Non essere incredulo, ma credente». Tommaso si convince e Gesù conclude con queste parole: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto».

 

Diciamo la verità, questo non fu un saggio invito. Dovremmo forse credere a tutto ciò che ci viene detto senza richiedere uno straccio di prova? Se tutti facessero così, il sapere scientifico crollerebbe interamente. Bella invece la frase di Carl Sagan: «Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie.» (The Demon-Haunted World, 1995)