B.B. King re del Blues

 

         

B.B. King, per la previsione Riley B.B. King (1925-2015), è stato un personaggio di cui si potrebbe trattare quasi all'infinito. Qui mi limito a scriverne in rapporto ad un discorso generale: quello del rapporto dei musicisti con i generi che praticano; un rapporto sempre interessante da considerare.

Quello di "genere musicale" è un concetto importante e complesso. In questa sede non sono in grado affrontarlo in toto e nemmeno di definirlo appropriatamente. Mi affido quindi alla consuetudine che abbiamo tutti, di reagire a etichette e bandiere come
Classico, Jazz, Folk, Pop, Rock. Queste sono tutte etichette (risultato di, come oggi si dice "costruzioni sociali") che indicano anche intuitivamente qualcosa, tanto che tutti noi nella quotidianità consuetudinariamente le utilizziamo. Io li chiamo macro-generi, perché sono ombrelli sotto i quali esistono altri generi meno estesi. Per esempio, quello del quartetto, è un sub-genere di quello che più ampiamente si indica come 'musica classica.' Questi sub-generi spesso coincidono con una forma musicale, un certo tipo di design o architettura, come la sonata, la canzone con strofa e ritornello, il blues, e via dicendo. E con la parola 'blues' rientriamo in argomento.

Tutti sanno cos'è il 'blues' o, quantomeno, tutti ne hanno un'idea intuitiva, una memoria acustica. E tutti, o quasi tutti collegano ormai la parola 'blues' al nome di B.B. King, un artista che addirittura si identifica col genere del 'blues' ed è questa sua identificazione col genere che suggerisce un riflessioni particolare.

Il rapporto di un artista col genere o i generi che pratica può assumere forme differenti. Alcuni un genere se lo inventano proprio da zero. Pensate a Franz Liszt che inventò il 'poema sinfonico'. Altri invece lavorano all'interno di genere già affermati e magari nella classifica di coloro che lo praticano, ascendono fino a raggiungere   particolare visibilità e fama. Un buon esempio è Giuseppe Verdi che non inventò certo il melodramma. Un ulteriore esempio è Michael Jacskon il quale, pur non avendo inventato il pop, ne divenne l'esponente più sensazionale. C'è poi il caso di artisti che si inseriscono in un genere preesistente e anche lo nobilitano. Josef Haydn non inventò il quartetto, ma solo con lui il genere 'quartetto' divenne prestigioso. Beethoven, non invento la sinfonia, ma le sue sinfonie divennero un modello. E ci sono stati pure artisti che si inseriscono con successo in un genere preesistente e ne cambiano la connotazione sociale, ne cambiano il pubblico di riferimento. In altre parole, lo rendono accetto a pubblici che prima un dato genere lo ignoravano perché non ne erano i primi destinatari. È il caso di B.B. King.

B.B. King fu proprio uno di questi artisti che si inserirono in un genere musicale, cambiandone la modalità di diffusione e dunque il pubblico di riferimento. Il suo caso è paradigmatico ma non unico. Altri come lui hanno saputo svolgere in passato un ruolo simile. Louis Armstrong portò il jazz dai bordelli e dai bar fin sullo schermo cinematografico e addirittura ne fece articolo di esportazione; con lui, il jazz cessò di essere 'race music' e l'America cominciò a identificarsi col jazz e ad esserne orgogliosa. Duke Ellington diede un impulso ulteriore e trasformò il jazz da genere praticato da carovane di musicisti girovaghi che lavorano nelle balere, a genere presentabile nelle sale da concerto e nelle cattedrali. Similmente B.B. King riuscì a portare il blues contemporaneo fuori dagli ambienti marginali del profondo sud e delle grandi metropoli, fino ad un pubblico vasto e addirittura internazionale. Con lui, il blues perse la connotazione di genere storicamente archiviato, precursore del jazz e del rock 'n' roll. Con l'impetuoso sviluppo del jazz, infatti, durante la prima metà del XX secolo, e anche un po' oltre, il blues era stato visto principalmente come materia di interesse storico, come fenomeno preparatorio.

I folkloristi, infatti, erano interessati a ricostruire la storia del jazz, intervistavano negli slums persone anziane, nate nell'Ottocento, che potevano offrire testimonianza del blues originario. Solo nel 1966 Charles Keil pubblicò un libro intitolato Urban Blues (blues urbano) e mostrò che ben pochi, al di fuori dei neri d'America, si erano resi conto del fatto che il blues era vivo e vegeto e nelle grandi metropoli della nazione aveva sviluppato caratteri vernacolari. C'era così non solo il blues rurale del delta del Mississippi, ma anche il blues di Memphis, quello di Chicago, e via dicendo. Tra i tanti artisti che coltivavano questo genere e lo stavano rendendo sempre più conosciuto, c'erano Muddy Waters e B.B. King. Muddy Waters morì nel 1983. Da quel momento in poi il blues ebbe in B.B. King divenne il rappresentante di maggiore visibilità a livello internazionale.

 

La storia dei generi musicali è particolarmente interessante perché i generi, sono sempre portatori di forti e chiare connotazioni sociali. Tutti noi, a seconda della nostra collocazione nella società, scegliamo prima il genere e, solo dopo selezioniamo i musicisti che, noi stessi o secondo l'opinione corrente, meglio lo rappresentano. La scelta del genere avviene sulla base della propria identità: generazionale, etnica, nazionale, religiosa, culturale in genere. È difficile immaginare un concerto heavy metal frequentato da ultrasessantenni, così come è difficile immaginare un genere che goda di poco prestigio sociale, i cui concerti siano frequentati dai notabili della città. In queste scelte la questione estetica arriva dopo, e si esercita all'interno di un genere prescelto. Ma torniamo alla musica di B.B. King, per arrivare ad una sorta di conclusione a questa concisa serie di riflessioni.  

B. B. King, i cui dischi negli anni '50 si vendevano solo nelle drogherie dei quartieri neri delle città, un bel po’ dopo, nel 1987 ricevette addirittura un Grammy award unitamente al sassofonista Ben Webster, e al violinista Isaac Stern. Sono numerosi gli eventi che nel corso di quei trenta e passa anni portarono a un tale mutamento di status della sua musica. Si sviluppò un interesse crescente per i generi afroamericani, il folk music revival degli anni '60 diede certamente una mano, le ricerche degli etnomusicologi come Alan Lomax fecero pure qualcosa. Anche l'industria discografica ebbe qualche merito, perché in costante ricerca di artisti e generi da vendere al mercato più vasto possibile. E poi, naturalmente, ci fu la personalità artistica di B.B. King e la sua caparbia volontà di ottenere un riconoscimento per la propria musica. Qui inteso semplicemente offrire una riflessione su come dietro alla dizione 'grande musicista' ci siano forme di rapporto tra artista e generi, a volte assai diverse tra loro e nelle quali la qualità del risultato musicale gioca un ruolo importante, ma non è la sola variabile ad operare. I musicisti possono essere grandi in modi diversi e nessuno è mai 'grande' allo stesso modo di altri. B.B. King fu grande anche per avere fatto proprio nome un vero e proprio sinonimo di...'blues'. Chi dice B.B. King dice anche “blues”.