Avanguardie novecentesche e sistemi tonali

 

L’idea delle avanguardie novecentesche di cambiare, sostituire o annullare la tonalità maggiore-minore era ambiziosa ma, probabilmente, votata al fallimento. Si è scontrata con un fatto etnografico allora non considerato.

 

È questo: i sistemi tonali, in genere (i più studiati sono maqām, rāga, dastgāh), manifestano sempre una lunga durata, addirittura millenaria. Quello occidentale, basato sull’armonia funzionale, è dunque giovane. Anche a volerlo far risalire a John Dunstable (ca. 1380-1453), che introdusse nell’Europa continentale l’armonia a “terze” invece che a “quarte”, ha solo circa seicento anni. È quindi improbabile che lo si possa cambiare o sostituire sostanzialmente nel breve periodo. Potrebbe avere ancora lunga vita.

 

La ricerca etnomusicale mostra, infatti, che le tradizioni musicali accettano spesso cambiamenti in ambito organologico, nelle tecniche compositive e nelle funzioni dei generi, ma assai meno per quanto riguarda il timbro vocale e la sua tendenza alla fusione (vocal blend). Non cambiano invece il sistema tonale. Per esempio, i suonatori sardi di launeddas, che ascoltano quotidianamente musica popular, quando suonano il loro strumento non usano il sistema maggiore-minore occidentale. La pratica resta modale, con logiche proprie.


P.S. L’idea della lunga durata dei sistemi modali è ben supportata in etnomusicologia (ad es. Bruno Nettl, Mantle Hood), dove si insiste sulla resilienza delle strutture profonde rispetto agli elementi superficiali. Anche studi su maqām, rāga e dastgāh (p.es. Ali Jihad Racy) confermano la continuità di lungo periodo, pur con variazioni interne.