Rock geriatrico

 

Ebbene, il Rock geriatrico non mi piace, mi ha stancato, non lo voglio proprio più. Mi disturba vedere sul palco vecchietti che brandiscono chitarre elettriche mentre, al tempo stesso, si sforzano di trattenere l’anima con i denti. È uno spettacolo squallido e deprimente.

 

Quando parlo di "Rock geriatrico" mi riferisco, evidentemente, a personaggi come Mick Jagger, Paul McCartney, Roger Daltrey o Bruce Springsteen, che hanno raggiunto la terza età e, pur se grinzosi, incartapecoriti e con le borse sotto gli occhi, continuano a dare concerti. 

 

Il rock, come è noto, nacque negli anni ’50 del Novecento come musica giovane e ribelle. Il Rock di allora esprimeva energia e trasgressione. Non avrei immaginato e nemmeno desiderato di ritrovarmi, settant'anni dopo, molti dei suoi protagonisti ancora sul palcoscenico: quale energia, quale trasgressione possono mai esprimere adesso. Forse qualcuno vorrà vedere in loro un segno di vitalità artistica. A me pare invece che il rock sia diventato una sorta di "musica classica popolare" del XX secolo, custodita e tramandata da generazioni ormai più che mature. Avevamo proprio bisogno di un’altra “musica classica”! Speriamo che non si arrivi a pretendere che sia ascoltata con reverenza, in ginocchio e cospargendosi il capo di cenere, come si desidera sia fruita quell’altra musica, offensivamente detta “classica”, il cui carattere viene travisato, snaturato e vilificato nei Conservatori di Musica.

 

Dal punto di vista storico-culturale, il Rock geriatrico è certamente un fenomeno interessante - non lo posso negare. Per la prima volta, infatti, una musica nata come linguaggio generazionale giovanile ha ibernato i suoi protagonisti e il suo pubblico per una settantina di anni, scusate se è poco. Precedentemente, negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale, vedere su di un palco musicisti ottantenni che eseguono brani scritti sessant’anni prima sarebbe stato impensabile.  

 

Da un punto di vista socioculturale, il fenomeno è dunque interessante – ma non mi importa. Di fronte al rock geriatrico io dico che è arrivato il momento di dire: basta, basta e ancora basta! Come diceva Totò: "Ogni limite ha una pazienza!"