Le incredibili avanguardie del Novecento
Nel riordinare la mia biblioteca personale, ho scoperto di possedere libri che non ricordavo di avere. Succede.
Tra gli altri, ho notato su uno scaffale numerose pubblicazioni dedicate a Bruno Maderna (1920–1973), e poi pubblicazioni di numerosi altri compositori appartenenti a quel filone che allora si chiamava “avanguardia” (termine di origine militare, poi usato dalla sinistra politica, che ha infine acquisito valore polisemico in campo artistico).
Quasi sopraffatto dalla quantità di tali pubblicazioni, che occupano così tanto spazio sui miei scaffali, un pensiero ha attraversato la mia mente: quanti libri sono stati scritti, dedicati ad autori le cui musiche nessuno ascoltava allora e nessuno ascolta oggi!
Ho avuto la fortuna di vivere circondato da persone colte. Nessuna di queste mi ha mai detto di aver dedicato una serata all’ascolto di compositori come Bruno Maderna, Milton Babbitt, Luigi Nono, Franco Donatoni, Cornelius Cardew, Gérard Grisey, ecc. ecc. Non si può quindi dire che la loro musica non richiami il pubblico lowbrow, e solleciti invece le corde intellettuali di quello highbrow.
Tutti, tutti i miei amici e conoscenti intellettuali mi parlano invece del rock che ascoltano – e, in questo ambito, le differenze sono grandi, grosso modo legate all’età delle persone. I nonni non ascoltano lo stesso rock dei loro figli, e i loro figli non ascoltano lo stesso rock di quelli che sono nipoti ai loro genitori. Oppure, occorre dirlo, coltivano interesse per la musica occidentale del “common practice period (1600–1800)”, con qualche escursione molto selettiva nel Novecento non avanguardistico.
Storicamente parlando, mi sembra straordinario che un paio di generazioni di autori la cui musica non è ascoltata praticamente da nessuno (ignorata perfino dai musicisti d’orchestra) siano riuscite a essere massicciamente presenti nella letteratura musicologica. Addirittura, anche a sopravvivere economicamente scrivendo musica che nessuno ascolta, non è cosa da poco. Mi sembra che ciò costituisca un vero unicum nel corso della storia musicale dell’Occidente.