William Billings, chi era costui?
William Billings fu il primo compositore significativo della tradizione musicale nord-americana. La storia della sua vita è pittoresca, quasi incredibile. Si presterebbe ad un racconto cinematografico, magari un cartone animato alla Walt Disney, come nel caso di Pocahontas.
Seguitemi con un po' di fantasia. Siamo nel tardo Settecento. Immaginiamo, come nei film di Disney, un’inquadratura satellitare del Nord America e poi, lentamente, avviciniamoci con lo zoom alla regione del New England, la Nuova Inghilterra. È un vasto territorio. Oggigiorno corrisponde agli stati del Maine, New Hampshire, Vermont, Connecticut, Rhode Island e Massachusetts. La città più importante è Boston. Ed è proprio nella Boston coloniale e puritana — là dove sbarcarono i Padri Pellegrini a bordo della Mayflower. Possiamo immaginare, continuando ad avvicinarci con l’obiettivo, uno strano personaggio che cammina per una strada di questa città, magari fischiettando: un certo William Billings.
Di mestiere era conciatore di pelli, ma componeva musica che riusciva perfino a pubblicare e a vendere. Quale tipo musica poteva mai scrivere un uomo semplice come lui e di limitata istruzione? Billings era infatti autodidatta: aveva imparato da solo a comporre. Cresciuto in una società profondamente religiosa, scriveva musica vocale su testi sacri. Un esempio ne è il Lamento di Davide, ispirato a quel passo dell’Antico Testamento in cui il re Davide, alla morte del figlio Assalonne, esclama: “Oh, fossi morto io invece di te”. Si tratta di un brano corale, piuttosto enfatico che tuttavia, al tempo stesso, sollecita il piacere di cantare insieme. Rappresenta assai bene lo stile di Billings.
Che a quell’epoca un ben conosciuto e apprezzato compositore fosse nato proprio nel New England puritano può forse sorprendere. Quello era un ambiente austero, in cui alla musica si concedevano spazi limitati. Basti pensare, per farsi un’idea di cosa fosse l’ambiente puritano, a The Crucible di Arthur Miller, ambientato nel Massachusetts che tratta della caccia alle streghe; oppure a Nathaniel Hawthorne il quale, in The Scarlet Letter, racconta le tragiche conseguenze di un amore illecito in quella società così rigidamente moralista.
In realtà, questo quadro a tinte fosche è in parte una generalizzazione. Indubbiamente il puritanesimo richiedeva, per il culto religioso, una musica semplice, vocale e corale. Ma al di fuori della liturgia il far musica non era del tutto assente. Si pensi, per esempio, che in Inghilterra il puritano Oliver Cromwell, appassionato di musica, aveva addirittura un organista personale a Hampton Court e amava farsi accompagnare da musica durante i pasti — una vera e propria Tafelmusik, Insomma, “puritano” non significa necessariamente “nemico della musica”.
In questo contesto si comprende meglio la figura di Billings, il quale nel corso dell’intera sua vita compose sì musica corale religiosa, ma animata da un evidente piacere creativo ed esecutivo. Questo piacere era condiviso nel suo ambiente. Le sue composizioni godettero infatti di ampia diffusione, stampate, ristampate e, soprattutto, frequentemente eseguite. Nel 1788, a Philadelphia, un critico arrivò a definirlo addirittura “un rivale di George Frideric Handel”, allora assai popolare in America. Uno dei generi praticati da Billings è l’anthem, forma religiosa di origine britannica paragonabile, in parte, al mottetto latino: spesso per coro a cappella, talvolta con strumenti. Per esempio, il suo Anthem for Easter fu tra i più celebri dell’epoca.
Ma che cosa rende davvero straordinario Billings? Forse il fatto che fosse un autore del tardo Settecento che praticava una tecnica compositiva rinascimentale, animata da una sensibilità quasi romantica? È possibile e spiego meglio: era un autodidatta e forse per questo gli veniva più agevole scrivere le voci una alla volta: prima il tenore, poi il basso secondo le regole del contrappunto, quindi la voce superiore e infine il contralto. L’armonia nasceva così dalla combinazione progressiva delle parti — un procedimento che fu tipico dell’epoca rinascimentale. Eppure, anche adottando questa tecnica un po’ goffa e desueta, Billings produceva un sound sorprendentemente simile a quello di Handel, anche se meno guidato dalla logica del basso continuo.
I brani di Billings furono pubblicati in raccolte, spesso titolate “Salteri” (come The New England Psalm-Singer). La loro diffusione testimonia quanto la musica corale fosse praticata nel New England e suggerisce anche un livello non trascurabile di alfabetizzazione musicale. Evidentemente, la congregazione era in grado di leggere la notazione pentagrammata.
Un aspetto particolarmente interessante è che Billings scriveva lunghe prefazioni alle sue raccolte, in cui esponeva le proprie idee. Né allora né dopo era consueto per i compositori esplicitare la propria estetica – solo nel Novecento, con le avanguardie divenne quasi la regola per i compositori spiegare al pubblico cosa intendevano fare e per quale ragione il pubblico avrebbe dovuto sentirsi in dovere di prenderli sul serio.
Dai testi di Billings emerge una concezione della musica sorprendentemente moderna: per lui la composizione era espressione personale, e il compositore aveva il diritto-dovere di seguire la propria strada personale, senza sentirsi vincolato dai modelli del passato. È difficile non pensare, a questo proposito, alla celebre affermazione di Immanuel Kant nella Critica del giudizio, secondo cui “il genio è quel talento che dà le regole all’arte”. Billings arrivò, per intuizione, a idee analoghe e questo suo individualismo, sorprendentemente, trovò accoglienza nella società puritana, che non solo non lo censurò, ma addirittura ne decretò il successo.
Le composizioni di Billings sono tutte corali, generalmente a quattro voci e senza accompagnamento. Solo in due suoi anthems compaiono parti strumentali, senza però indicazione precisa degli strumenti. In totale scrisse circa 340 brani: salmi, inni, anthems, canoni e – soprattutto – Fuging tunes, cioè “melodie fugate”. Queste ultime non presentano la complessità della fuga barocca: perché si tratta piuttosto di brani in cui le voci entrano progressivamente, in modo libero. Tra queste, Euroclydon racconta la storia di marinai salvati da una tempesta grazie all’intervento divino, ed è probabilmente il miglior esempio di questo stile.
La prima raccolta di Billings, The New England Psalm-Singer, apparve nel 1770 (per dare un contesto: l’anno della nascita di Ludwig van Beethoven, quando Wolfgang Amadeus Mozart aveva quattordici anni e Joseph Haydn già era celebre). Billings morì nel 1800, proprio nell’anno in cui Beethoven si presentava al pubblico con la sua prima sinfonia. La sua musica continuò a circolare a lungo nella tradizione corale anglofona, ma solo negli anni Sessanta e Settanta del Novecento gli studiosi ne riscoprirono pienamente l’importanza.
E qui si apre una riflessione finale. Gli Stati Uniti, nel Novecento, hanno trasformato il panorama musicale del pianeta con il jazz, il rock e la popular music, introducendo una nuova centralità del ritmo, del corpo, della sensualità — elementi che la tradizione cristiana aveva a lungo contenuto e represso. Se si considerano questi sviluppi, può sembrare paradossale che il primo importante compositore americano sia stato proprio William Billings: un autore di musica religiosa, profondamente radicato nella cultura puritana. Ma così fu.