Come ricordo Perry Como (1912-2001) 

 

Uno dei bei ricordi musicali di quando ero un ragazzino, non ancora adolescente, è legato al cantante americano di origine italiana Perry Como. Non è probabile che oggi siano in molti a ricordarsi di lui, perché a differenza di numerosi altri artisti statunitensi della sua generazione non mi pare che le sue canzoni e le sue performance siano entrate a far parte di quel bagaglio di memorie che diventa tradizione da rivisitare periodicamente come, per esempio, nel caso di Frank Sinatra. 

 

Ma tra gli anni '40 e '60 del Novecento Perry Como appariva una stella di eguale grandezza e luminosità di Dean Martin e Tony Bennett anche se queste tre stelle insieme, Perry Como, Dean Martin e Tony Bennet, non ebbero mai quel sovrappiù di celebrità di cui godeva Frank Sinatra in virtù della sua ricca carriera cinematografica. Comunque, alla fine degli anni '50 e inizio dei '60 Perry Como divenne anche un personaggio televisivo; aveva il suo “Perry Como Show”. Non so per quale ragione, per qualche tempo, la televisione italiana, durante l'estate, riprendeva il “Perry Como Show”. Nella località balneari italiane capitava allora di vedere alla sera i bar strapieni di clienti che prendevano il gelato e ascoltavano il “Perry Como Show” con le sue tante belle canzoni, e i sottotitoli che traducevano il dialogo. 

 

Più famosa di tutte fu “Magic Moments”. In Italia fu proprio un grande successo, tanto da essere presente nel juke-box di ogni bar, e tanto di successo da far sì che Mario Riva non appena Perry Como intraprese un viaggio in Europa, si affrettò ad invitarlo nella sua notissima trasmissione “Il Musichiere”. Nell'Italia di allora tutti sapevano chi fosse Perry Como. Numerosi anni dopo mi accorsi che questa canzone era stata scritta da un compositore il quale, anni dopo la stagione del “Perry Como Show”, divenne uno degli autori di canzoni e commedie musicali più noti d'America. Si trattava di Burt Bacharach, i cui brani successivi furono poi resi famose nel mondo dalla voce di Dionne Warwick. Tra queste, “I'll never fall in love again” e “Raindrops keep falling on my head”. Quel “Magic Moments”, registrato dalla voce di Perry Como era stato uno dei primi successi di Burt Bacharach. 

 

Ma torniamo a Perry Como perché desidero ricordare che la sua voce calda, sussurrata, di tono confidenziale, certamente personalissima, si inscriveva in un modo di cantare che era allora popolare e che aveva marcato il successo di quei cantanti che, una volta inventato il microfono elettrico, si accorsero che lo strumento consentiva di cantare a fil di voce, pur con il ricco accompagnamento di una grande orchestra. Questo in inglese si diceva in inglese “crooning” e “crooners” curono chiamati i cantanti che adottarono questo tipo di produzione vocale. I più famosi furono Bing Crosby, Frank Sinatra, Tony Bennett, Dean Martin, Frankie Laine. Pat Boone appartenne all'ultima ondata, alla fine degli anni '60. 

 

Questo modo di cantare, dei “crooners” era in musica un po' l'equivalente di quello che nel cinema si dice “primo piano”. Un bel contrasto davvero col melodramma, questo genere di lunga tradizione in cui l'amplificazione è stata sempre rifiutata e che quindi, anche nel Novecento, non offre mai i primi piani. Le voci fortemente proiettive dei cantanti lirici hanno bisogno di distanza e offrono quindi al pubblico solo un ascolto grandangolare. I crooners, con il loro “primo piano”, è interessante ricordarlo, raggiunsero l'apice della loro popolarità proprio negli anni '50 e 60' che erano quelli in cui emerse prepotente il rock 'n' roll, genere in cui il microfono si usava in tutt'altro modo – un bel contrasto. Il rock non occupava tutta la scena, come a volte, in retrospettiva, si tende a pensare. Ed è pure interessante ricordare che le stesse giovani adolescenti di allora, quelle che cadevano in crisi isteriche dinanzi a Buddy Holly o Elvis Presley, reagivano istericamente anche alle canzoni sussurrate di Pat Boone. E c'erano poi anche artisti che tra queste due polarità si muovevano con disinvoltura. Elvis Presley poteva essere “Elvis the pelvis” in “Jailhouse Rock” e diventare poi un crooner quando cantava “Are you lonesome tonight”. Perry Como invece, era crooner al cento per cento, e non il tipo di artista che portava gli adolescenti all'isterismo. Forse a causa della sua innata nonchalance, l'eleganza spontanea, un po' aristocratica, che era la cifra espressiva della sua arte; piaceva soprattutto a chi la pubertà l'aveva superata da qualche tempo. 

  

Perry Como era nato in una famiglia italo-americana della Pennsylvania, una famiglia che contava ben tredici figli. Perry Como fu uno dei non pochi italo-americani che con la musica non solo trovò in America il successo, ma addirittura divenne una delle icone della musica americana dell'epoca. Era quindi accomunato ad altri crooners di successo non solo dallo stile vocale ma, anche, dall'origine italiana. Frank Sinatra era di origine italiana, Tony Bennett era di origine italiana (Anthony de Benedetto) come pure Dean Martin (per l'anagrafe Dino Paul Crocetti). Quanti italiani animavano la musica americana di allora. Tra questi, Perry Como occupa nella mia memoria una posizione speciale. Proprio quello di cui lui una volta si era lamentato, di essere preso in giro per un modo di cantare fin troppo nonchalante, al punto da sembrare quasi risultato di un riflesso inconsapevole, è quello che me lo rende caro. Perry Como era speciale in ogni senso. A differenza di Frank Sinatra e Tony Bennett il suo stile non sconfinava mai nel jazz, un tipo di musica che a volte richiede accenti viscerali al limite del volgare. Quello non era il suo territorio. Mai in nessuna delle sue canzoni comparve un accento anche minimamente al di sotto di una gradevole e leggera eleganza. Credo anche che la popolarità di Perry Como in Italia abbia esercitato una parecchia influenza su cantanti come Teddy Reno e Fausto Cigliano, due crooners all'italiana, ai quali eleganza e buon gusto erano connaturati.

Davvero il nome di “Perry Como” attiva una serie di bei ricordi di quando ero  ragazzino.